Il vento cattivo di Tony Joe White

Eccellente ritorno del Maestro di Oak Grove, Louisiana: Rain Crow è l’ennesimo disco da non perdere di un artista unico e irripetibile. Uno fra i brani è scritto con l’attore-regista-musicista Billy Bob Thornton. La recensione di uno degli album più belli del 2016.

L’Italia alla conquista di PJ Harvey

Disco numero undici per la Principessa del Dorset: nuova prova di assoluta bravura di un’artista unica. In The Hope Six Demolition Project, oltre a un cameo di Linton Kwesi Johnson, l’accompagnano antichi collaborati come John Parish, Flood, Mick Harvey, James Johnston e Terry Edwards nonché due italiani quali Enrico Gabrielli (Calibro 35) e Alessandro “Asso” Stefana (Guano Padano, Vinicio Capossela). La recensione.

Per Dio, Donnie Fritts!

Quarto disco in quattro decenni per una vera leggenda vivente – e con Oh My Goodness l’antico sodale di Dan Penn e di Kris Kristofferson sfodera un lavoro sopraffine. Ospiti John Prine, Spooner Oldham e Dylan LeBlanc. La recensione.

Alejandro Escovedo, là sotto brucia sempre qualcosa di meraviglioso

Dopo la trilogia con Tony Visconti, l’artista texano si fa produrre da Peter Buck (R.E.M.) e Scott McCaughey (Young Fresh Fellows): ne esce questo ottimo Burn Something Beautiful, nuovo capitolo di una discografia immacolata. La recensione.

Tutti a nanna coi Pretty Things!

Il ritorno del gruppo capitanato da Phil May e Dick Taylor non delude – anzi, The Sweet Pretty Things (Are In Bed Now, Of Course…) è una spettacolare enciclopedia di tutto quello che ha reso immortale la band inglese. Con piccolo, rispettoso cammeo di Paul Weller. La recensione.

Dion: bianco, nero, Bronx!

New York Is My Home è prodotto da Jimmy Vivino, in un brano vi è ospite Paul Simon e in generale è una prova di grande classe dell’artista newyorchese, che è nel pieno del settimo decennio di attività. La recensione.

Salvo Ruolo, cambiare i padroni (non è libertà)

Canciari patruni ‘un è l’bittà è la nuova opera dell’artista siciliano – trenta minuti di bel folk rivisitato dove i cliché del genere sono giocati con grande personalità. La recensione.

My Morning Jacket e il loro ultimo “The Waterfall”: una cascata fresca e rigenerante

  Finalmente, è arrivato – la band più pensante del rock americano del nuovo Millennio, naturalmente i My Morning Jacket, sono tornati con The Waterfall...

Gary Lucas, boop-boop-be-doop!

Eccellente tributo del chitarrista americano alle musiche dei film del cartoonist Max Fleischer, l’autore di Braccio di ferro, Betty Boop e Superman. Naturalmente Fleischerei è una rivisitazione sui generis in bilico fra retrò e avanguardia. La recensione.

Enzo Gragnaniello, ’na bella vita

Com Misteriosamente l’artista partenopeo sia conferma uno dei grandi della musica d’autore italiana contemporanea.

Esercizi di buon vicinato

Per tutto il mese di novembre, a Faenza, un negozio di dischi, un circolo Arci e un produttore di Birra artigianale propongono un mini festival a chilometro zero, tra musica, arte e degustazioni di birra

Elza Soares, lacrime di samba sulla punta dei piedi

La regina della musica e della favela brasiliana, la donna che scandalizzò un popolo per l’amore da copertine quanto disperato con Garrincha, è tornata: non si sa se di anni ne abbia o quasi 80 o quasi 90 e viaggia su sedia a rotelle – ma la certezza è che A Mulher do Fim do Mundo è davvero un disco avveniristico. Ospiti speciali Celso Sim e Rodrigo Campos. La recensione.

Sly And The Family Stone, ballare la musica!

Eccezionale documento storico in quattro CD che certifica la grandezza di un gruppo unico e irripetibile – Sylvester Stewart e la sua macchina da guerra musicale nel 1968 come non li avevamo mai sentiti prima…

Lasciate cantare Trey Anastasio

Grande ritorno del leader dei Phish, che quest’anno ha vissuto anche un altro momento di gloria come protagonista dei concerti di addio dei Grateful Dead. Paper Wheels è il suo miglior album solista, una raccolta di canzoni per larghi tratti sorprendente. La recensione.

Peter Wolf, quella vecchia volpe del Lupo!

Il travolgente frontman della J. Geils Band torna con un nuovo disco solista: A Cure For Loneliness è l’opera di un serio adepto della scuola Dylan/Stones. Uno dei pezzi è scritto con uno dei grandi della soul music, il recentemente scomparso Don Covay. La recensione.

L’electro-shock di Beth Orton

Kidsticks è un’inaspettato ritorno alle origini electro della grande cantautrice di Norfolk: probabilmente lascerà sorpresi i molti fan che hanno amato Trailer Park e Sugaring Season ma sotto l’apparente volubilità del disco palpita sempre un’artista di razza. La recensione.

Widespread Panic, veri cani di strada

Street Dogs è il dodicesimo lavoro di studio della band di Athens, Georgia – che segna una battuta d’arresto in termini di creatività, anche se qualche buon momento non è negato. La recensione.

Kinky Friedman, il ritorno del Kinkster!

Il grande cantautore, letterato e politico Texano torna con un disco di studio dopo tre decenni abbondanti. Il risultato, fra cover, un pezzo nuovo e rivisitazioni di qualche suo classico numero, è un affare fra lui e i suoi vecchi fan. Ospite in un brano Willie Nelson. La recensione.

Cenere e polvere di Warren Haynes

Il vulcanico leader dei Gov’t Mule ed ex Allman Brothers con Ashes & Dust giunge alla terza prova di studio a proprio nome – inciso con i Railroad Earth e con ospiti come Phil Lesh e Grace Potter, il lavoro conferma le qualità del chitarrista.

Random, ode al nuovo “minimalismo cantautoral-pop” del Duo Bucolico

La vita trascorsa a bordo di un furgone, vagando freneticamente qua e là, come la pallina di un flipper, su e giù per i...