Van Morrison, niente di nuovo ma niente di male

Il nuovo album del Cowboy di Belfast mostra un artista in vena ritrovata: Keep Me Singing ha almeno due brani davvero eccellenti mentre il resto è su un buon standard di qualità, con il pregio che tutto sembra più curato che nel recente passato. La recensione.

Santana, il quasi ritorno della magia nera

La formazione immortalata in Santana III (1971) quarantacinque anni dopo riprende il filo del discorso con Santana IV: il disco è molto lungo e si muove fra alti e bassi ma soprattutto sembra una scusa per presentarsi di nuovo dal vivo, come accadrà quest’estate anche in Italia. La recensione.

Mimmo Locasciulli e il futuro che sembra lì ma non arriva mai

Il cantautore abruzzese si autocelebra con Piccoli cambiamenti: venti brani del suo ultra decennale repertorio incisi ex novo e con qui e là ospiti di nome come Luciano Ligabue, Francesco De Gregori, Alessandro Haber, Gigliola Cinquetti, Enrico Ruggeri e diversi altri. La recensione.

Random, ode al nuovo “minimalismo cantautoral-pop” del Duo Bucolico

La vita trascorsa a bordo di un furgone, vagando freneticamente qua e là, come la pallina di un flipper, su e giù per i...

La pioggia secondo Amy Helm

Dopo l’esperienza come voce degli Olabelle, la figlia di Levon Helm (The Band) con Didn’t It Rain inizia la propria carriera solista in ottimo modo. La accompagnano special guest come il padre, in una delle sue ultime performance, Larry Campbell, Bill Payne (Little Feat) e John Medeski (Medeski Martin & Wood). La recensione.

Metallica, boom chicka boom

Hardwired... To Self-Destruct non è solo un disco, è una dichiarazione d’intenti: doppio nella versione normale, triplo in quella deluxe – oltre due ore e mezza di durata. Dopo l’esperienza con Lou Reed, il gruppo di James Hetfield torna più intransigente che mai e regala uno dei migliori lavori dell’intera carriera. La recensione.

Thomas Dutronc, l’enfant de la patrie!

Terzo album per il campione d’incassi francese figlio di Jacques Dutronc e Françoise Hardy – che conferma tutto il suo DNA e il suo valore.

L’Italia alla conquista di PJ Harvey

Disco numero undici per la Principessa del Dorset: nuova prova di assoluta bravura di un’artista unica. In The Hope Six Demolition Project, oltre a un cameo di Linton Kwesi Johnson, l’accompagnano antichi collaborati come John Parish, Flood, Mick Harvey, James Johnston e Terry Edwards nonché due italiani quali Enrico Gabrielli (Calibro 35) e Alessandro “Asso” Stefana (Guano Padano, Vinicio Capossela). La recensione.

David Bromberg: Bob Dylan non suona con degli sfigati!

The Blues, The Whole Blues And Nothing But The Blues è il nuovo disco del grande artista americano, che per la seconda volta si fa produrre da Larry Campbell. Il menù offre un paio di originali e tutta una serie di cover fatte con cristallina maestria. La recensione.

Christy Moore, l’ultimo dei folksinger

Lily è il nuovo album del bardo irlandese, ex Planxty ed ex Moving Hearts che proprio quest’anno festeggia cinquant’anni di carriera. In scaletta vi sono un paio di pezzi originali e una serie cover scelte con cura dai repertori di gente come Peter Gabriel e John Spillane. La recensione.

L’onanismo dei Public Image Ltd.

John Lydon aka Johnny Rotten arriva in Italia con la sua immarcescibile creatura dopo aver appena pubblicato What The World Needs Now… – il risultato è quello di un concerto dove l’ex assatanato dei Sex Pistols impone la propria maestria di frontman impareggiabile. La recensione.

Nick Cave & The Bad Seeds, 40 minuti di dolore

Forse il disco più atteso del 2016, Skeleton Tree è il tormentato ritorno del gruppo guidato dall’artista australiano. Ruolo prominente di Warren Ellis e partecipazione straordinaria del soprano danese Else Torp. La recensione.

Primal Scream, questione di caosmosi!

Ennesima metamorfosi del gruppo scozzese guidato dalla coppia Bobby Gillespie-Andrew Innes. Chaosmosis punta sul synth pop stile primi Depeche Mode – ma a larghi tratti sembra perso in un dedalo senza uscita. Special guest le Haim, Sky Ferreira e Rachel Zeffira. A luglio attesi per tre date in Italia: il 18 a Roma, il 19 a Cesena e il 20 a Sestri Levante (Genova). La recensione.

Thomas Guiducci, marinaio intrappolato nel profondo mare blu

Disco numero due per il musicista riminese ma residente a Torino: The True Story Of A Seasick Sailor In The Deep Blue Sea è un album concept di sorprendente spessore. Co-produce Luca Andriolo dei Dead Cat In A Bag. La recensione.

Willie Nelson, rapsodia per Gershwin

Il grande artista texano omaggia il padre fondatore della musica americana: ne risulta Summertime/Willie Nelson Sings Gershwin, un album di assoluta classe prodotto dal fido Buddy Cannon e con un paio di ospiti di nome quali Cindy Lauper e Sheryl Crow. La recensione.

Break The Rules, la travolgente “dance vibe” di Momo Said

L’omonimo singolo dei Pogues è uno dei miei pezzi irish-punk preferiti. Qui invece ci addentriamo in territori sonori completamente diversi: Sunny Side Of The...

Paul Westerberg, sempre in cerca del vento che sfugge

L’ex leader dei Replacements si inventa gli I Don’t Cares, estemporaneo duo con Juliana Hatfield: ne risulta Wild Stub, disco dove genio e sregolatezza dell’ex ragazzo di Minneapolis sono di nuovo scintillanti. La recensione.

Peter Wolf, quella vecchia volpe del Lupo!

Il travolgente frontman della J. Geils Band torna con un nuovo disco solista: A Cure For Loneliness è l’opera di un serio adepto della scuola Dylan/Stones. Uno dei pezzi è scritto con uno dei grandi della soul music, il recentemente scomparso Don Covay. La recensione.

David Gilmour, storie di barche adagiate che attendono

Quarto album solo per l’ex voce e chitarra dei Pink Floyd – Rattle That Lock è un lavoro a tratti molto intrigante e professionalissino in tutti i dieci brani che lo compongono. Ospiti Phil Manzanera, Robert Wyatt, Crosby & Nash e Jools Holland. La recensione.

Wilco, la mezza età con poca aria di crisi

Jeff Tweedy compie cinquant’anni e con la sua band mette insieme un disco molto più a fuoco del precedente: Schmilco sciegle toni attenuati e nel titolo è un chiaro omaggio al leggendario maestro del pop americano Harry Nilsson. La recensione.