Hugo Race, fatalismo atto III (e mezzo)

Terzo disco dell’artista australiano con i Fatalists aka Sacri Cuori: 24 Hours To Nowhere è la conferma di una collaborazione solida e che regala sempre risultati di grande valore. Ospiti Angie Hart dei Frente! e due nomi noti del panorama alternativo italiano quali Davide Mahoney e Giovanni Ferrario. La recensione.

Ben Bridwell e Iron & Wine, cover naÏve

La collaborazione fra il cantante dei Band Of Horses e Sam Bean fatta di cover prese qui e là nel tempo e nei generi non lascia una buona impressione – Talking Heads, J.J. Cale, John Cale, David Gilmour, Sade, Peter La Farge e il resto degli artisti scelti per Sing Into My Mouth è meglio sentirli in versione originale…

Massimiliano Larocca, per chi pace non cerca e guerra non sopporta

Un mistero di sogni avverati è il quinto album dell’artista fiorentino, impegnato di nuovo a musicare l’opera letteraria di Dino Campana. Produce il Maestro Riccardo Tesi (Ivano Fossati, Fabrizio De André) con l’aiuto di Antonio Gramentieri – ospiti Nada, Hugo Race, Sacri Cuori, Cesare Basile e l’attore-regista Claudio Ascoli. La recensione.

Dov’è finito il vero Rod Stewart?

Primo disco di brani originali in quasi tre decenni per l’ex Faces – che è l’ennesima delusione. Produzione dozzinale e repertorio sotto standard accettabili non rendono onore alla splendida voce dell’artista scozzese. La recensione.

Bob Dylan e gli angeli caduti

Ecco il secondo capitolo dedicato al repertorio di Frank Sinatra: per Fallen Angels l’artista porta la sua band di nuovo ai Capitol Studios e ne esce con una serie di standard immortali fatti propri in modo molto convincente. La recensione.

Dead Weather, sentire l’amore ogni milione di miglia

Terza prova per la band guidata da Jack White e Alison Mosshart – Dodge And Burn è un bel disco dove istinto e ragione sono in giusto equilibrio fra loro, come vuole regola di ogni opera con protagonista l’ex mente dei White Stripes. La recensione.

Il cosmic ambient country di Daniel Lanois & Rocco DeLuca

Goodbye To Language unisce ufficialmente in un disco i due artisti che collaborano oramai da anni. Quasi quaranta minuti di musica strumentale in esplorazione verso l’ignoto. La recensione.

Billy Bob Thornton, l’uomo che non c’era

Il grande attore americano negli ultimi quindici anni si è dedicato molto seriamente alla musica – e Somewhere Down The Road è il nuovo album con i Boxmasters, ottavo tassello di una discografia tutta da gustare. La recensione.

Ben Glover, l’irlandese che scalda i cuori

Messi da parte gli Orphan Brigade, il cantautore irlandese di base a Nashville pubblica il suo nuovo album solista: The Emigrant. Fra cover di traditional e canzoni proprie, l’artista mostra magnetismo e carattere. La recensione.

David Gilmour, storie di barche adagiate che attendono

Quarto album solo per l’ex voce e chitarra dei Pink Floyd – Rattle That Lock è un lavoro a tratti molto intrigante e professionalissino in tutti i dieci brani che lo compongono. Ospiti Phil Manzanera, Robert Wyatt, Crosby & Nash e Jools Holland. La recensione.

Dion: bianco, nero, Bronx!

New York Is My Home è prodotto da Jimmy Vivino, in un brano vi è ospite Paul Simon e in generale è una prova di grande classe dell’artista newyorchese, che è nel pieno del settimo decennio di attività. La recensione.

John Renbourn, invito all’ultimo valzer

Joint Control è il commiato postumo del defunto Pentangle, registrato negli ultimi mesi di vita un po’ dal vivo e un po’ in studio con l’antico amico Wizz Jones. Diversi omaggi a Bet Jansch e brillanti cover di grandi calibri come Mose Allison, Bob Dylan e Joseph Spence. La recensione.

Le preghiere natalizie di Neil Diamond

Sorprendente disco dedicato ai temi delle feste del grande cantautore newyorchese: Acoustic Christmas, prodotto da Don Was e Jacknife Lee, sancisce la sua rinascita artistica degli anni Duemila. La recensione.

Rolling Stones, il ritorno di Sticky Fingers

Edizione ampliata del capolavoro del 1971, con inediti, memorabilia e sopratutto due concerti con in formazione Nicky Hopkins.

Ronnie Spector, il cuore inglese di New York

Impeccabile ritorno della ex voce delle Ronettes, che in English Heart infila una selezione di (non scontati) pezzi all-british di classici anni Sessanta: Stones, Animals, Kinks, Beatles, Fortunes, Bee Gees, Gerry & The Pacemakers e altri. La recensione.

I cancelli d’oro dei Los Lobos

Solita prova di grande livello del gruppo di Los Angeles – Gates Of Gold è composto di undici brani che sono la quintessenza di tutto ciò che in questi decenni ha fatto grandi David Hidalgo, Cesar Rosas e compagni. La recensione.

A Faenza ci sono i concerti “casual” (esclusivi e informali).

I titoli non sono il mio forte. Non vorrei strafare poi ho come l'occhio dell'amico di mr.google (è amico ?) che mi sorveglia dall'alto...

Lasciate cantare Trey Anastasio

Grande ritorno del leader dei Phish, che quest’anno ha vissuto anche un altro momento di gloria come protagonista dei concerti di addio dei Grateful Dead. Paper Wheels è il suo miglior album solista, una raccolta di canzoni per larghi tratti sorprendente. La recensione.

Cenere e polvere di Warren Haynes

Il vulcanico leader dei Gov’t Mule ed ex Allman Brothers con Ashes & Dust giunge alla terza prova di studio a proprio nome – inciso con i Railroad Earth e con ospiti come Phil Lesh e Grace Potter, il lavoro conferma le qualità del chitarrista.

Van Morrison, niente di nuovo ma niente di male

Il nuovo album del Cowboy di Belfast mostra un artista in vena ritrovata: Keep Me Singing ha almeno due brani davvero eccellenti mentre il resto è su un buon standard di qualità, con il pregio che tutto sembra più curato che nel recente passato. La recensione.